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August 14, 2021
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Zanotta House a New York, inedito luogo d’incontro che dà valore al design italiano

Mostre, eventi, presentazioni: una casa aperta ai professionisti ma anche al mondo della scuola, dell’arte e del teatro

Pierluigi MasinibyPierluigi Masini
Zanotta House a New York, inedito luogo d’incontro che dà valore al design italiano

Il divano Pianoalto di Ludovica+Roberto Palomba e, in primo piano, il coffetable Butterfly 695 di Alexander Taylor (foto Adrianna Glaviano)

Time: 4 mins read

Cominciamo con il definire quello che non è. Zanotta House New York non è uno showroom, non è un negozio né tantomeno un luogo tradizionale di vendita. Non è neanche un boutique apartment, che già rappresenta un’evoluzione in chiave esclusiva del concetto di esposizione. In questa costruzione di mattoni nel Lower West Side di Manhattan, al numero 23 di Cornelia Street, Greenwich Village – luogo dichiarato dalla municipalità “landmark” di New York che ha avuto come ultima proprietaria la cantante Taylor Swift –  Zanotta sperimenta “un modello nuovo di relazione con la città e con il suo pubblico”. Già, ma tradotto in pratica cosa vuol dire?

L’esterno della Zanotta House in Cornelia Street: costruita nel 1912 come ricovero per le carrozze trainate da cavalli, ha avuto come ultima proprietaria la cantante Taylor Swift (foto Adrianna Glaviano)

Vale la pena di scoprirlo facendo subito parlare Giuliano Mosconi, presidente e ad di Zanotta e di Tecno, brand storici che hanno fatto la storia del design mondiale e che ora, complice anche l’esperienza della pandemia, sanno offrire nuovi modelli di coinvolgimento per pubblici diversi, sull’esperienza dei TClub di Milano.

“La scelta di Zanotta modifica il rapporto relazionale verso il suo pubblico. Zanotta House New York è l’occasione di eventi tematici, manifestazioni e mostre, da condividere con la comunità”, spiega Mosconi. “La community diventa il centro del brand e i suoi luoghi di rappresentanza devono essere funzionali alla relazione, allo scambio e all’arricchimento reciproco”.

Giuliano Mosconi

E ancora: “Zanotta House New York è aperta su appuntamento. Partner, clienti e progettisti potranno vivere i prodotti Zanotta e Tecno attraverso una reale esperienza all’interno della casa, ad esempio una cena, una colazione di lavoro, una presentazione, fino anche al pernottamento. In altre occasioni la casa potrà ospitare eventi pubblici, intrecciare relazioni con mondi affini come l’arte, il teatro, le scuole. Zanotta House New York è un’occasione di collaborazione con partner che condividono con noi la cultura del progetto, la ricerca e la propensione ad uno stile di vita contemporaneo”.

La piscina interna nel basement: è una delle 22 residenze di Manhattan ad averla (foto Adrianna Glaviano)

Ora è più chiaro che questo è un luogo di incontro e di relazione che si alimenta di storie, background culturali, competenze e passioni, secondo la scia di un tema che si chiama ibridazione. Zanotta House New York viene presentata come un “segno nuovo” in un momento storico in cui il rapporto fra casa e città, sfera privata e pubblica, interno ed esterno, va ripensato con un approccio più fluido ed evoluto, meno rigido, più rispettoso delle persone.

Ospiterà eventi, mostre e performance, aprendosi a pubblici diversi, dai professionisti e dealer del settore alla stampa al mondo dell’università, della cultura e dell’arte, per connettersi con comunità differenti, in un arricchimento reciproco. Un luogo dinamico e flessibile, dove i prodotti sono al servizio di chi li utilizza e le cose evolvono come la vita assecondando il dialogo osmotico tra la dimensione sociale e quella intima.

Tavolo Reale CM di Carlo Mollino e poltroncine Nena di Lanzavecchia + Wai (foto Adrianna Glaviano)

Scopriamo insieme la casa. É una palazzina storica, una townhouse con la tipica facciata in mattoni, edificata nel 1912 come rimessa per le carrozze a cavalli e poi trasformata in una moderna residenza mantenendo il grande portone centrale. Si sviluppa su cinque livelli ed è dotata di alcuni elementi originali, come i tre camini e i pavimenti in legno, tutti restaurati. Ha nove stanze, tra cui una gallery a doppia altezza che si affaccia su un piccolo patio e una spettacolare piscina indoor collocata nel basement (sono solo 22 le case di Manhattan che hanno una piscina interna). Inoltre, dispone di due terrazze al secondo livello con doppia esposizione e altre due panoramiche sul tetto che estendono ulteriormente i confini della casa, stabilendo un dialogo con la città.

In primo piano, a sinistra, dettaglio della poltrona Gilda CM di Carlo Mollino; sulla parete, Cassettiera Mombasa di Ettore Sottsass e, sul tavolino al centro, di Garcia Cumin, il vaso di vetro Geacolor di Gae Aulenti per Venini (foto Adrianna Glaviano)

“Abbiamo scelto di raccontare la storia del brand Zanotta attraverso una prospettiva umana”, spiega Alessia Genova, managing partner di Tihany Design, lo studio internazionale con base a New York e un’estensione a Roma, che ha lavorato all’allestimento di Zanotta House New York.

Chaise longue basculante Rider di Ludovica + Roberto Palomba e, a sinistra, mobile bar Nairobi di Ettore Sottsass (foto Adrianna Glaviano)

“Il concetto di design – continua Genova – è venuto avendo in mente una persona precisa, un personaggio femminile i cui regolari viaggi di lavoro e personali, a livello internazionale, le permettono di condurre una vita costantemente in movimento. Mentre è in città utilizza la sua casa come uno spazio per rilassarsi e intrattenere il suo gruppo di amici”.

“Per Tihany Design – conclude la responsabile dell’allestitmento – questo progetto rappresenta una nuova visione di design residenziale, uno spazio per celebrare le relazioni: un luogo di incontro che abbraccia persone, storie, culture, passioni, abilità ed esperienze. Zanotta House NY può essere visto come un nuovo modello per il design: uno spazio flessibile, in continua evoluzione, ibrido, dove si può vivere, lavorare e ospitare, in grado di adattarsi ai cambiamenti socio-culturali mentre comunica individualmente con ogni persona”.

Una delle camere da letto: alla parete specchi Raperonzolo (Design Atelier Oï) su console Calamobio di Alessandro Mendini. Sulla terrazza due poltrone Sacco di Gatti, Paolini, Teodoro (foto Adrianna Glaviano)

Infine, da non sottovalutare il fatto che Zanotta House New York è anche un progetto collettivo che vede la collaborazione di altre aziende internazionali che condividono con Zanotta l’impegno per la ricerca e la qualità, secondo un nuovo modello distributivo. In questo contesto Viabizzuno, in qualità di project partner, si è occupata di illuminazione in ogni parte della casa con un approccio innovativo, interpretando la luce naturale e riducendo i consumi. Kvadrat è partner della parte textile e tendaggi; per i tappeti è stato selezionato CCTapis; per la biancheria Bellino Linens; il comfort del dormire è garantito dai materassi premium Magniflex; per l’home decór, le ceramiche Bosa e i vetri Venini; i servizi per la tavola sono Luigi e Rocco Bormioli e per la parte food & beverage sono stati coinvolti marchi di eccellenza come Tartufi Urbani e Ca’ Del Bosco.

In un’altra camera da letto, il letto Grangala di Gabriele Rosa e, alla parete, il cassettone Cetonia di Alessandro Mendini (foto Adrianna Glaviano)

Tutte le opere d’arte esposte fanno parte di Art of the World, una delle più importanti raccolte contemporanee di Los Angeles. Fra le opere scelte ci sono artisti di fama internazionale quali Mr. Brainwash, street e pop artist francese. Il verde, curato da Rossana Capurso, è inteso come parte integrante della casa e scandisce il ritmo delle stagioni in armonia con la natura. Il progetto segue principi di sostenibilità, favorendo il recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione e l’integrazione di differenti specie di piante.

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Pierluigi Masini

Pierluigi Masini

Pierluigi Masini, giornalista professionista, è laureato in Lettere con indirizzo Storia dell’Arte e ha due master in Marketing e Comunicazione. Insegna Storia del Design alla Raffles di Milano, Sustainability in Design alla Yac Academy di Bologna e presto Comunicazione e Design alla Laba di Brescia. Ha scritto il libro su Gabriella Crespi.

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