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March 30, 2012
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USA/ La Corte suprema e il “paziente” Obama

Stefano VaccarabyStefano Vaccara
Time: 6 mins read

Nella Corte Suprema degli Stati Uniti si è aperto un duello tra diritto e morale. Quando i giudici supremi vengono chiamati in causa a determinare il destino di una legge ormai da tutti ribattezzata ’Obamacare’ e che renderebbe obbligatoria l’assicurazione medica, ecco che l’interpretazione di un diritto costituzionale scritto oltre 200 anni fa diventa lo scontro due sistemi di valori, o meglio dire di opposte filosofie politiche, che duellano nella società americana, quella liberal e quella conservatrice.

Dopo tre giorni di dibattiti, sembra che a decidere il vincitore sarà, come avverrà anche per le
le elezioni presidenziali, il cosiddetto centro, o come vengono chiamati qui, “gli indipendenti”, cioè quei giudici meno ’ideologicamente’ schierati che in questo caso corrispondono al solo nome del giudice Anthony Kennedy.

Dunque, era da oltre dieci anni (ricordate il duello Bush vs Gore?) che la Corte Suprema degli Stati Uniti non era stata chiamata ad una decisione potenzialmente in grado di deviare il corso della storia americana. La Corte dovrà infatti pronunciarsi sulla costituzionalità di quella Riforma sanitaria voluta dal Presidente Barack Obama, che obbliga gli americani ad assicurarsi
e per quelli che non lo faranno a pagare una multa (per i meno abbienti lo Stato alcuna pagherà una buona percentuale dell’assicurazione e per i cittadini ritenuti ’poveri’ non ci sarà alcuna multa anche quando non si mettono in regola). Una legge che però è stata contestata e portata alla Corte Suprema da parecchi stati dell’Unione e cioè da quella parte d’America che vede come fumo negli occhi la possibilità che lo Stato si metta anche a regolare la Sanità.
Qui, prima di continuare, bisogna un po’ sfatare la leggenda che circola in Italia, dove gli Stati Uniti vengono visti come il paese dove se sei povero e senza assicurazione non hai accesso alle cure sanitarie e ti tocca pagarti tutte le spese mediche. Una leggenda, appunto, perché da decenni, negli Usa funzionano i programmi federali Medicare (che copre tutti gli anziani di 65 anni in poi) e Madicaid (che copre tutti gli americani sotto un certo livello di reddito). ito).

Il problema dei ’non assicurati’ quindi è piú spesso il non essere in grado di pagare delle rette anche salatissime. Una famiglia tipo di 4 persone può arrivare a spendere per l’assicurazione fino a oltre mille dollari al mese, fino a un terzo dello stipendio . Ecco quindi che si innesta la riforma di Obama che ti obbliga a prendere un’assicurazione ma che, in base al reddito, ti aiuta anche a pagarne una buona parte. Nella cosiddetta ‘Obamacare’, una legge di oltre 1600 pagine, a detta degli esperti giuridici ci sono centinaia di potenziali contraddizioni con cavilli che ogni azzeccagarbugli potrebbe interpretare diversamente: al centro dello scontro si trova però la costituzionalitá o meno della legge, c’é soprattutto questo cosiddetto “individual mandate’, cioè l’obbligo per gli americani di acquistare una assicurazione medica.

La legge riflette la strategia politica abituale di Obama, che ha ormai abituato tutti a scegliere sempre la via di mezzo: invece di proporre una Sanitá nazionale sul modello di quelle in atto in Canada o Europa, che lo avrebbe reso facile bersaglio dei repubblicani di volere una riforma in stile ’socialista’ (parola che nella politica Usa equivale quasi ad una bestemmia) il Presidente due anni fa ha tirato fuori dal cilindro una formula meno aggressiva in cui lo Stato federale diventa non il ’proprietario’ della Sanitá, ma il ’regolatore’. Da dove è saltata fuori questa strana formula? Da quella messa su qualche anno prima in Massachusetts da un governatore repubblicano, un certo Mitt Romney.

Giá proprio colui che adesso è il front-runner per la nomination del Gop alle presidenzialie che ovviamente ha rinnegato ora quella legge sanitaria poi ’copiata’ da Obama. Dunque lo Stato ‘regola’ il sistema assicurativo che resta privato, ma dal 2014 le compagnie assicurative non potranno rifiutarsi di stipulare una polizza invocando una ’pre-existing condition’ e il premio non potrà superare una certa percentuale del reddito del cliente.

Quindi per la riforma come vorrebbe Obama, una volta stabilite per le assicurazioni regole certe, tutti gli americani sarebbero obbligati ad avere un’assicurazione e chi verrebbe trovato senza al momento di bisogno di cure, secondo la legge andrebbe incontro a pesanti sanzioni, progressive a seconda del reddito. Ecco quindi l’accusa di incostituzionalitá: può lo stato federale obbligare i cittadini ad acquistare un qualsivoglia prodotto, anche se questo viene fatto per il bene di chi lo acquista?

Chi tocca certi temi sulla libertá individuale in America, di solito in politica ’si brucia’ ogni occasione. La Costituzione a stelle e strisce limita ilpotere del governo federale e del Congresso che non possono regolare oltre una certa misura la vita dei cittadini. A complicare le cose c’é anche l’autorità dei singoli stati che si rapporta a quella dello Stato federale.

Per la maggioranza degli americani, insomma, prima ancora del diritto alla salute viene la libertà personale (infatti secondo un recentissimo sondaggio ’Reason Rupe’, il 60% dei cittadini Usa ritiene questa la legge sanitaria incostituzionale). Ed è importante ricordare che la difesa a tutti i costi dello spirito della libertá individuale non è in America un’esclusiva dei repubblicani ma si trova altrettanto forte a sinistra tra i progressisti e liberal.

Ad arrivare alle vie legali fino alla Corte Suprema ecco ben 26 stati per dimostrare che l’Obamacare viola la lettera e lo spirito dei principi sui quali l’America è nata. La Corte si è riunita lunedí, martedí e mercoledí per discutere pubblicamente, e giá su internet si possono leggere le voci e i giudici discutere e anche scherzare con gli avvocati dell’accusa e della difesa della legge.

La Corte Suprema Usa, é formata da 9 giudici nominati a vita, e anche dopo le nomine di Obama, é rimasta divisa in 4 progressisti-liberal, di cui tre sono donne (Ruth Bader Ginsburg, Sonia Sotomayor e Stephen G. Breyer) e quattro conservatori (Samuel A.Alito, Clarence Thomas, Antonin Scalia e il Chief Justice John Roberts), e infine l’ “imprevedibile”, il giudice sulla carta conservatore Anthony Kennedy, già nominato dal Presidente Roland Regan ma che negli ultimi anni si è appunto spostato al centro ed é diventato il pendolo che decide da un parte o dall’altra la maggioranza della Corte.

Ad un certo punto il giudice italoamericano Scalia ha equiparato la legge sanitaria di Obama all’obbligo che il governo Federale potrebbe un giorno imporre di “comprare broccoli…”.

Per l’’Obamacare’ martedí si é subito messa male quando dall’atteggiamento e dal tono delle domande che il giudice Kennedy ha posto a Donald Verrilli, il procuratore inviato dal governo a difendere la legge, hanno fatto trapelare delle simpatie del giudice pendono giá verso i conservatori.

Notevole anche la posizione del Presidente della Corte, John Roberts, è stata un po’ ambigua cioé non schierata questa volta apertamente con Alito e Scalia che invece hanno continuato a martellare Verrilli, che sarebbe uscito ’distrutto’ dall’interrogatorio, almeno secondo il giudizio degli analisti che nelle varie televisioni commentavano in diretta la seduta delle Corte.

La decisione finale non verrà presa fino a giugno, ma secondo i pronostici usciti fuori dopo queste prime sedute, sembrerebbe che la costituzionalitá del cuore della legge quella dell’Individual mandate sia spacciata. Insomma il pronostico per ora è 5-4 per la bocciatura.
Resta invece in dubbio, soprattutto dopo la seduta di mercoledí, se i giudici decideranno di bocciare tutta la legge, oppure soltanto la parte che rende obbligatoria l’assicurazione. Come ha detto il giudice Scalia, anche questa potrebbe risultare una impresa impossibile (“Ma credete davvero che possiamo analizzare e discutere ogni pagina di 1600?" ha detto ieri seccato il giudice italoamericano).

Che succederebbe quindi se la legge sanitaria fosse considerata incostituzionale? A giugno ormai la campagna elettorale per le Presidenziali sarebbe a pochi mesi dal voto di novembre, e allora tutti si chiedono che effetti potrebbe avere questa bocciatura per la corsa di Obama alla riconferma. Ad una prima analisi sembra che la bocciatura di quello che veniva presentato come il piú grande e importante traguardo per l’amministrazione Obama, possa risultare un colpo mortale alle speranze dell’amministrazione di riconfermarsi a novembre.

Eppure c’è chi crede che sia l’esatto contrario, che proprio la bocciatura della sua legge aiuterà in fin dei conti Obama a vincere le elezioni presidenziali contro il candidato repubblicano probabilmente Mitt Romney. Lo ha scritto per esempio sul “New York Times” l’opinionista Ross Douthat, sostenendo in pratica gli elettori che temono le aperture troppo liberal Obama, si sentirebbero piú ’rassicurati’ nel confermarlo alla Casa Bianca sapendo che la Corte Suprema é in grado di frenarne certi eccessi.

Che la bocciatura della legge sanitaria possa andare a costituire un vantaggio per Obama l’ha sostenuto anche James Carville, lo stratega democratico che fece vincere la prima elezione a Bill Clinton, che sulla “Cnn” ha dato una piú semplice spiegazione delle sue ragioni: a legge rigettata, le assicurazioni alzeranno subito i loro prezzi, la situazione per la copertura sanitaria della classe media diventerà da subito piú disperata ancora, e Obama, ormai in dirittura di arrivo a novembre, potrà farsi forte di fronte all’opinione pubblica scaricando le responsabilità gli avversarie sui giudici conservatori.
 

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Stefano Vaccara

Stefano Vaccara

Sono nato e cresciuto in Sicilia, la chiave di tutto secondo un romantico tedesco. Infanzia rincorrendo un pallone dai Salesiani e liceo a Palermo, laurea a Siena, master a Boston. L'incontro col giornalismo avviene in America, per Il Giornale di Montanelli, poi tanti anni ad America Oggi e il mio weekly USItalia. Vivo a New York con la mia famiglia americana e dal Palazzo di Vetro ho raccontato l’ONU per Radio Radicale. Amo insegnare: prima downtown, alla New School, ora nel Bronx, al Lehman College della CUNY. Alle verità comode non ci credo e così ho scritto Carlos Marcello: The Man Behind the JFK Assassination (Enigma Books 2013 e 2015). Ho fondato e diretto (2013-gennaio 2023) La VOCE di New York, convinto che la chiave di tutto sia l’incontro fra "liberty & beauty" e con cui ho vinto il Premio Amerigo 2018. I’m Sicilian, born in Mazara del Vallo and raised in Palermo. I studied history in Siena and went to graduate school at Boston University. While in school, I started to write for Il Giornale di Montanelli. I then got a full-time job for America Oggi and moved to New York City. My dream was to create a totally independent Italian paper in New York to be read all over the world: I finally founded La VOCE di New York. In 2018 I won the "Amerigo Award". I’m a journalist, but I’m also a teacher. I love both. I cover the United Nations, and I correspond from the UN for Radio Radicale in Rome. I teach Media Studies and also a course on the Mafia, not Hollywood style but the real one, at Lehman College, CUNY. I don't believe in "comfortable truth" and so I wrote the book "Carlos Marcello: The Man Behind the JFK Assassination" (Enigma Books 2013 e 2015). I love cooking for my family. My favorite dish: spaghetti con le vongole.

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