Venerdí sera si è tenuta presso la Casa Italiana Zerilli Marimò l’apertura ufficiale della mostra fotografica The leap of the leopard, una splendida esposizione di foto inedite scattate da Ralph Toporoff sul set del film il Gattopardo di Luchino Visconti, capolavoro del cinema italiano con un grande cast internazionale, composto da attori indimenticabili come Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale.
La mostra è stata allestita in occasione del cinquantesimo anniversario del film dai curatori Maria Politano e Andrea De Fusco, e resterà aperta fino al 19 giugno.
Nel corso della presentazione è stato proiettato un filmato col quale si è voluta ricostruire l’esperienza del backstage del capolavoro di Visconti attraverso i racconti di chi cinquant’anni fa era presente sul set del film, sia davanti che dietro la cinepresa. Commoventi e divertenti i commenti sulla fredda accoglienza che il maestro Visconti riservò al divo di Hollywood Burt Lancaster, impostogli dalla produzione e inizialmente mal digerito dal regista, che a quanto pare commentò l’arrivo dell’attore dicendo: “E cosa me faccio di un gangster americano?” I due uomini strinsero poi un fortissimo legame di profonda amicizia, che durerà per tutta la vita.
Dopo il documentario la curatrice Maria Politano ha intervistato il fotografo Ralph Toporoff, autore degli scatti. Un allora giovanissimo Toporoff, si trovava in Italia, quando, quasi per caso, gli proposero di fare un foto-reportage del dietro le quinte di quello che sarebbe poi diventato uno dei maggiori capolavori del cinema italiano.
“Essere su quel set e guardare Visconti lavorare è stata un’esperienza indimenticabile, che ha completamente cambiato la mia prospettiva del cinema italiano” dice Toporoff, che definisce il Gattopardo “la vera essenza del tridimensionale” e spiega: “Oggi il termine tridimensionale è sinonimo di tecnologia. Io cinquant’anni fa ero sul set del Gattopardo ed ho visto Luchino Visconti dare vita a un film completo in tutte le sue dimensioni: storia, trama e personaggi. Un’opera disegnata e costruita con una direzione meticolosa e dettagliata. Questa è la vera tridimensionalità”.
Le fotografie esposte hanno le grandi dimensioni dei poster, offerti da Posteritati, e osservandole sembra quasi di fare un salto indietro nel tempo e sentire il maestro Visconti gridare con un qualche operatore, o la Cardinale soffrire negli stretti bustini, Delon sorridere dietro il suo sguardo beffardo, o Lancaster fare le prove per immedesimarsi in un nobiluomo siciliano.
Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò, si dice entusiasta di ospitare l’esposizione e sceglie come fotografia preferita un poster che riprende il regista Luchino Visconti di profilo su un lato, e l’attore Alain Delon sul lato opposto.
In esposizione alla Casa Italiana anche Opere Sonore, l’estetica del suono, strutture costruite da Ciresa col pregiato abete della Valle di Fiemme, che riproducono la musica utilizzando la stessa tecnica del violino, ovvero attraverso il rimbombo del suono nel legno. L’abete di Fiemme, soprannominato “l’albero della musica”, da cui nascono i famosi violini Stradivari, è da secoli utilizzato per dare voce a migliaia di strumenti musicali nel mondo.