Un omaggio alla storia della musica che affonda le sue radici nel cuore dell’America.
Mercoledì 10 giugno, è andato in onda su Sky Arte (canali 120 e 400 di SKY), in prima visione tv, proprio “Greetings From Austin”, in una delle consuete serate dedicate al pop rock che per l’occasione ha omaggiato Vittorio Bongiorno, scrittore e regista siciliano da anni a Bologna con una doppia proiezione.
Il viaggio di Vittorio comincia con il testo “City blues. Musica, persone e storie di Los Angeles, Berlino e Detroit”, pubblicato nel 2016 da EDT, che racconta, attraverso l’ascolto di queste tre città come fossero musica, le opere degli artisti locali. A Los Angeles incontra maestri come Ry Cooder e giovani band come gli Allah-Las, dorme nell’ultimo letto di Gram Parsons e segue le tracce di David Bowie. E questa ricerca si trasforma presto in una magnifica ossessione che dalla California lo porta a Berlino, la città di Nick Cave, degli Einstürzende Neubauten e della Love Parade. E che lo fa poi rimbalzare nuovamente a Detroit, la città della catastrofe postindustriale e dei sogni di redenzione, della Motown e della techno.

“L’esperienza – spiega Vittorio-del viaggio con il Don Diego Trio mi ha spalancato la porta di un Country che non conoscevo, visto che mi limitavo a Johnny Cash e Hank Williams, e a qualcosa di Elvis. Ho preso una sbandata di tre anni per Austin, Nashville e Memphis seguendo la pista dell’Ameripolitan, il festival creato da Dale Watson. Ho capito il senso profondo del lavoro di Watson, di ripiantare le proprie radici e, per me che vengo soprattutto dalla storia del blues, è stato come riscoprire il ‘cugino bianco’ da associare a quello nero”.

Nei suoi viaggi dal Texas al Tennesse, dalla California al Michigan e dentro quelle città che ancora oggi trasudano la storia della cultura musicale americana, Vittorio Bongiorno ha potuto posare lo sguardo su quelle che sono le contraddizioni e le emancipazioni del tessuto sociale americano, attraverso le storie “rags to richies” che dominano ascese e cadute dei più grandi artisti bianchi e neri del panorama musicale a stelle e strisce.
I suoi tour passano anche attraverso la vita quotidiana dei personaggi e degli uomini e donne comuni che ha incontrato. “Ho viaggiato nella “pancia dell’America” inseguendo i testi delle canzoni country e ho trovato storie di vita ancora più profonde. Il riflesso di quelle ballate d’amore e tradimento, perdono e riscossa, che si riflettono nei volti di uomini e donne dalla grande umanità, ma vittime anche dei grandi conflitti che nell’America più profonda, esplodono in un turbine di emozioni e sentimenti universali”.
“Sono tante le “avventure” vissute in prima persona che hanno riempito di aneddoti i miei diari di viaggio. Storie di grande umanità, coraggio ed empatia, come la scoperta ad Austin, in Texas, del Restoration Ranch a Bastrop, una bellissima struttura affacciata sull’omonino lago, che supporta i veterani che tornano da Iraq e Afghanistan con l’ippoterapia, salvando contemporaneamente i cavalli selvaggi vittime di incidenti o della crudeltà umana”.
La collezione più ampia di aneddoti racconta la musica e le sue leggende, molte delle quali legate al viaggio insieme al Don Diego Trio alla conquista del “West”, mentre girava Greetings from Austin. Dalla registrazione dalla session di registrazione nei mitici Sun Studios di Sam Phillips, il padre del r’n’r, gli stessi studi intoccati da quando Elvis, Carl Perkins, Johnny Cash e Jerry Lee Lewis ci hanno registrato le pietre miliari della musica, che nell’occasione passano dall’ospitare quello era il famoso The Million Dollar Quartet, al più nostrano THE MILLION EURO QUARTET, con l’aggiunta dell’esplosivo pianista abruzzese Antonio Sorgentone e Claudio Greg Gregori, meglio conosciuto nella coppia comica “Lillo & Greg”.

Oppure la visita notturna alla stanza 414 del Gunter Hotel, un piccolo hotel del centro di San Antonio, che nel novembre 1936 ha ospitato la prima session di registrazione dell’allora sconosciuto e sbalorditivo Robert Johnson, il chitarrista “che aveva fatto un patto col diavolo” – autore di brani mitici come “Come On in My Kitchen”, “Kind Hearted Woman Blues”, “I Believe I’ll Dust My Broom”, e “Cross Road Blues” – morto a soli 27 anni, inaugurando quel macabro “Club 27”.
Insomma, i luoghi e le atmosfere che con le influenze sociali hanno contribuito a scrivere storie, note e strofe influenzando il linguaggio della musica.