La Commissione d’Inchiesta del Congresso che svolge le indagini sul tentativo insurrezionale del 6 gennaio 2021 ha una certezza, ma anche un dubbio. La certezza è sulle responsabilità dell’ex presidente Donald Trump per l’assalto al Campidoglio. Il dubbio è se mandare ora al Dipartimento della Giustizia le conclusioni dell’inchiesta parlamentare o attendere che il Dipartimento della Giustizia termini le proprie investigazioni. E su questo ci sarebbero divergenze tra i commissari.
La Commissione del Congresso non ha un potere giudiziario e quindi non può incriminare. Può solo deferire agli organi giudiziari le conclusioni delle proprie indagini. Spetta poi agli inquirenti federali formalizzare il rinvio a giudizio o il proscioglimento dell’indagato. “Mandare ora i risultati dell’investigazione della Commissione parlamentare al Dipartimento della Giustizia verrebbe sicuramente strumentalizzato dai repubblicani che accuserebbero i democratici di fare pressioni politiche in una inchiesta giudiziaria” scrive il New York Times.
“Il fatto che alcuni legislatori pensano che inviando ora le conclusioni dell’indagine svolta dalla commissione d’inchiesta potrebbe contaminare le indagini federali – scrive il Washington Post – è campata in aria perché le conclusioni sono per lo più simboliche. Poi non si sa se e i pubblici ministeri federali siano orientati verso un’accusa indipendentemente da ciò che farà la Commissione d’Inchiesta.
La Congresswoman repubblicana Liz Cheney nel corso del programma di approfondimento politico della CNN “State of the Union” condotto da Jake Tapper, ha affermato domenica che la Commissione d’Inchiesta “non ha preso una decisione” se mandare le conclusioni dell’inchiesta al Dipartimento di Giustizia, ma ha aggiunto che è “assolutamente chiaro” che l’ex presidente Donald Trump e un certo numero di persone intorno a lui sapevano che le loro azioni erano illegali, ma lo hanno fatto ugualmente. La Cheney, che fa parte della Commissione d’Inchiesta, ha anche respinto le affermazioni del New York Times in cui si afferma che il comitato è diviso sull’opportunità di deferire Trump, dicendo che non c’è nessuna divergenza all’interno del comitato”. “Il comitato sta lavorando in un modo davvero collaborativo per discutere di questi problemi poiché siamo che stiamo affrontando e continueremo a lavorare insieme per farlo”, ha affermato alla Cnn. “Non definirei l’esistenza di una disputa sul comitato. Penso che sia il comitato più collaborativo in cui abbia mai prestato servizio”.
Alla domanda sull’intervista del comitato con la figlia di Trump, Ivanka Trump, Cheney ha detto che “la sua testimonianza è stata utile”, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Ivanka Trump ha incontrato volontariamente il comitato per quasi otto ore la scorsa settimana.
La congresswoman repubblicana del Wyoming, figlia dell’ex vicepresidente di George W Bush, Dick Cheney, è nella lista nera di Donald Trump. Ma nonostante tutte le scomuniche che l’ex presidente e i suoi alleati le hanno comminato è riuscita a raccogliere una enorme quantità di fondi elettorali per la sua rielezione: quasi 3 milioni di dollari nel primo trimestre del 2022. Lo scrive Politico affermando che la campagna di Cheney ha raccolto in totale oltre 10 milioni di dollari. La notizia è importante perché Donald Trump ha cercato a lungo di imporre uno sfidante per sconfiggerla alle primarie. La Congresswoman è stata la repubblicana di più alto rango a votare per mettere sotto impeachment Trump nel gennaio 2021 con l’accusa di aver incitato la folla a prendere d’assalto il Campidoglio.
“Il modo più semplice per sconfiggere la deplorevole Liz Cheney è avere un solo candidato conservatore che corre e VINCE!” ha affermato l’ex presidente in una dichiarazione rilasciata il 30 luglio 2021 in sostegno di Harriet Hageman. Durante l’annuncio, l’ex presidente si riferiva alla Cheney come a una “repubblicana sleale”. Finora, Harriet Hageman sta perdendo la gara per le donazioni elettorali.
Per ABC News le benedizioni politiche dell’ex presidente non hanno molto peso. “Trump sta cercando di inserirsi in gare in tutto il Paese in cui le persone che sostiene sono folli estremisti”, ha detto il governatore del Maryland Larry Hogan, un repubblicano, a Jonathan Karl giornalista di ABC News. E’ il caso del dottor Oz, il popolare medico prestato alla tv che pubblicizza diete basate sul “mangiare dimeno, senza carboidrati e zuccheri” spacciate per rimedi miracolosi, ma è anche un difensore dell’idroclorichina per combattere il coronavirus. E’ amico di Donald Trump e nelle settimane scorse l’ex presidente lo ha sponsorizzato nelle elezioni primarie della Pennsylvania per il seggio senatoriale che appartiene al repubblicano Pat Toomy che ha deciso di non ricandidarsi. Il partito repubblicano locale aveva spinto per la nomina di David McCormick, ma Trump ha messo il suo sigillo sul Dr Oz.
Ma i politici estremisti oltre che con l’elettorato alcune volte devono fare i conti anche con la magistratura. E’ il caso di Marjorie Taylor Greene che vede la sua candidatura per le primarie di mid term in sospeso dopo che un magistrato federale ha autorizzato un tentativo per bloccare la sua candidatura. Un gruppo di elettori della Georgia ha presentato una petizione in tribunale affermando che la parlamentare dovrebbe essere squalificata ai sensi del 14° emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, perché ha sostenuto gli insurrezionisti che hanno attaccato il Campidoglio il 6 gennaio 2021. Una ingiunzione simile in North Carolina, contro Madison Cawthorn, un altro importante sostenitore di Donald Trump, è stata bloccata. Il 14° emendamento fu approvato dal Congresso nel 1866, un anno dopo la fine della guerra civile, e ratificato nel 1868 dice: “Nessuno può essere senatore o rappresentante al Congresso, o elettore di presidente e vicepresidente, o ricoprire qualsiasi carica, civile o militare, sotto gli Stati Uniti, o sotto qualsiasi stato, che, dopo aver prestato giuramento … per sostenere la Costituzione degli Stati Uniti, deve aver intrapreso un’insurrezione o ribellione contro la stessa, o aver dato aiuto o conforto ai suoi nemici”.
A marzo la richiesta di impedire la candidatura di Cawthorn è stata respinta da un giudice nominato da Trump che ha fatto riferimento a una legge sull’amnistia della guerra civile approvata dal Congresso nel 1872. Secondo la CNN, il magistrato ha affermato di ritenere che la legge fosse retroattiva e non destinata ad applicarsi ai futuri insurrezionisti . La Commissione d’Inchiesta del Congresso ha collegato la Congresswoman Marjorie Taylor Greene al tentativo insurrezionale del 6 gennaio.