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May 12, 2015
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Cobas Regione siciliana: le dimissioni di Ignazio Greco: “Non sono il solo a lasciare questo sindacato”

Giulio AmbrosettibyGiulio Ambrosetti
Time: 5 mins read

“Le storie cominciamo, ma possono anche finire. In questo momento la mia storia e quella di tanti altri, tra i Cobas regionali, è finita. Potrebbe anche riprendere e continuare se le cose cambieranno. Ma in questo momento è finita”.

Così parla Ignazio Greco, 61 anni, tra i fondatori dei Cobas della Regione siciliana autonoma.

A chi segue le vicende politiche e amministrative della Regione siciliana dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo passato fino ad oggi – è il caso di chi scrive questo articolo – fa un certo effetto vedere una figura storica dei Cobas regionali dimettersi da delegato provinciale. In un’amministrazione regionale di circa 20 dipendenti, la sigla dei Cobas, fino ad oggi, è stata quella che ha raccolto più adesioni tra i lavoratori. Come si dice nel gergo ‘sindacalese’, è l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa negli uffici della Regione siciliana. Quella con più iscritti.

Noi ricordiamo Greco, circa 15 anni fa, girare per gli uffici della Regione per raccogliere iscrizioni. Un gruppo di dipendenti regionali si era stancato delle organizzazioni sindacali tradizionali. E aveva deciso di fondare un’organizzazione sindacale autonoma. Così sono nati i Cobas della Regione siciliana. Che in pochi anni hanno superato tutte le altre sigle sindacali.

Che succede, oggi, Greco?

Succede che sono deluso. Anzi, che siamo delusi. Perché siamo in tanti. Così, in questi giorni, ho fatto quello che ho fatto quindici anni fa. Ma per proporre una cosa inversa a quella di quindici anni fa: allora invitato i dipendenti della Regione a iscriversi al sindacato autonomo, oggi li invito a stracciare la tessera dei Cobas.

Insomma, la legge regionale di stabilità (in pratica, il Bilancio e la Finanziaria regionale 2015), approvata nei giorni scorsi dal Parlamento siciliano, ha lasciato il segno…

Diciamo che la lasciato profonde ferite. Su proposta del governo regionale sono stati penalizzati sia i dipendenti regionali, sia i pensionati della stessa Regione (i pensionati vengono pagati con il Bilancio regionale, perché il fondo pensioni, eliminati alla fine degli anni ’70, è stato ripristinato nel 2009, ma oggi non è in grado di pagare i circa 15 pensionati regionali ndr). I sindacati non ci hanno difeso come avrebbero dovuto. Noi ne stiamo prendendo atto. Traendone le logiche conclusioni.

Nei giorni in cui il Parlamento siciliano esaminava ed approvava la manovra ci sono state proteste dei sindacati. Il 29 aprile, a poche ore dall’approvazione della legge regionale di stabilità, c’è stato anche uno sciopero dei dipendenti regionali.

Lo sciopero non mi ha convinto. Ho rassegnato le dimissioni perché, con sofferenza, ho visto, ancora una volta, un’organizzazione sindacale prima attiva e poi un po’ troppo passiva.

Cosa non l’ha convinta?

Tante cose. Il Parlamento siciliano ha approvato una legge che penalizza fortemente chi resta e chi deve andare in pensione. Quello che è successo è incredibile: invece di tagliare le pensioni d’oro degli ex parlamentari sono state penalizzate le pensioni dei lavoratori.

Alla fine la legge l’ha approvata il Parlamento dell’Isola. Insomma, ci sono responsabilità sindacali, ma anche responsabilità politiche…

Le responsabilità di tutto quello che sta succedendo ai lavoratori della Regione sono della politica e del sindacato. Ricordo che il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, subito dopo il suo insediamento, aveva promesso una legge per dimezzare le indennità dei parlamentari regionali. Aggiungendo che, se questa legge non fosse stata approvata dal Parlamento dell’Isola, si sarebbe dimesso. La legge per dimezzare l’indennità dei parlamentari regionali non è mai stata approvata. Ma Crocetta non si è dimesso. Una vicenda che la dice lunga sulla serietà della politica siciliana. Per non parlare di coloro i quali sono andati in pensione con la legge 104. Un’altra categoria di privilegiati che non è stata toccata.

Si riferisce a chi è andato in pensione in anticipo per occuparsi dei parenti prossimi malati?

Esattamente. Intanto sarebbe interessante verificare se questi pensionati grazie alla legge 104 si occupano dei parenti malati. E poi magari vedere a quanto ammontano le pensioni che percepiscono.

Scusi Greco, la linea del governo regionale sui dipendenti e sui pensionati regionali era nota già lo scorso dicembre. Come mai le proteste sono iniziate ad aprile, a pochi giorni dall’approvazione della legge?

La domanda è interessante. Ma non la deve porre a me: la deve porre ai leader sindacali. A cominciare dai Cobas.

A un certo punto il governo regionale ha incaricato l’Aran regionale di seguire la trattativa (l’Aran è l’Agenzia che negozia i contratti tra lo Stato e i dipendenti pubblici a Roma e tra la Regione e i dipendenti regionali in Sicilia). Vi siete resi conto o no che la scelta di trasferire all’Aran la trattativa era solo un mezzo per prendere tempo per poi mettere dipendenti e pensionati davanti al fatto compiuto?

Io l’ho capito il 29 aprile, il giorno dello sciopero. E infatti mi sono dimesso dal sindacato. Cosa che hanno fatto anche altri miei colleghi. La verità è che nel mondo sindacale – almeno nella mia esperienza in Sicilia è così – c’è qualcosa che non funziona. Manca la rappresentatività.

O l’autorevolezza?

Manca anche l’autorevolezza.

Se non ricordiamo male, sono tante le cose sospese nel mondo dei dipendenti della Regione siciliana.

Ricorda benissimo. Dopo la riclassificazione del personale, che interessava tanti dipendenti, l’immobilismo ha preso il sopravvento su tutto il resto. Sul contratto sono spesso andato all’attacco. Solo che ogni anno, giunti a maggio, mi dicevano: ora arriva l’estate. Così, di estate in estate, siamo arrivati a questo punto.  

Tornando alla legge approvata dal Parlamento dell’Isola, poniamo a lei la domanda che abbiamo posto, su facebook, ad altri sindacalisti che seguono le vicende regionali: a cosa è servito lo sciopero del 29 aprile?

Di certo non è servito a salvaguardare i dipendenti e i pensionati della Regione. Che debbo dire? Nella vita, per tanti anni, ha fatto l’arbitro di calcio. Ricordo gli insegnamenti del grande Concetto Lo Bello. Mi raccomando – ci diceva -: non andate mai al bar con i dirigenti delle squadre. Mai…

In verità, durante le sedute che il Parlamento siciliano ha dedicato alla manovra economica e finanziaria, a seguire e a dare le direttive sul voto d’Aula è stato l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, piuttosto che il presidente Crocetta.

Baccei ha sostituito il presidente Crocetta nella sessione di Bilancio. Questo è ormai un fatto assodato.

Vi dimettete dal sindacato per fare che cosa?

Il nostro non è un attacco al sindacato. E’ una sfida al sindacato. Una sfida che i lavoratori della Regione siciliana lanciano a tutto il mondo sindacale. Invogliandolo a riprendere una stagione di lotta reale che non c’è stata. Il nostro auspicio è che i sindacati si mettano al lavoro per recuperare rappresentatività e autorevolezza. Del resto, l’iscrizione a un sindacato è importante se lo stesso sindacato funziona.

Che succederà, adesso?

Mi dicono che sono pronti i ricorsi. Ci sono di mezzo avvocati amministrativisti di primo piano. E anche ricorsi presso la Consulta per provare a tutelare i pensionati. Vedremo cosa succederà.

Alla fine i permessi sindacali verranno ridotti?  

Penso proprio di sì.

 

 

    

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Giulio Ambrosetti

Giulio Ambrosetti

Sono nato a Palermo, ma mi considero agrigentino. Mio nonno paterno, che adoravo, era nato ad Agrigento. Ho vissuto a Sciacca, la cittadina dei miei genitori. Ho cominciato a scrivere nei giornali nel 1978. Faccio il cronista. Scrivo tutto quello che vedo, che capisco, o m’illudo di capire. Sono cresciuto al quotidiano L’Ora di Palermo, dove sono rimasto fino alla chiusura. L’Ora mi ha lasciato nell’anima il gusto per la libertà che mal si concilia con la Sicilia. Ho scritto per anni dalla Sicilia per America Oggi e adesso per La Voce di New York in totale libertà.

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