Il Senato americano ha bloccato il finanziamento da un miliardo di dollari destinato agli aggiornamenti di sicurezza della nuova sala da ballo della Casa Bianca, infliggendo un colpo al progetto che Donald Trump ha definito il suo “progetto di eredità”. La parlamentarista del Senato Elizabeth MacDonough ha stabilito sabato che la proposta richiederebbe una soglia di 60 voti per essere approvata. I repubblicani ne controllano 53, i democratici sono compatti contro: i numeri non tornano.
Trump ha già demolito l’Ala Est della Casa Bianca per fare spazio a una struttura da 90.000 piedi quadrati – circa 8.400 metri quadri – che a suo dire sarà “il più bel edificio del suo genere al mondo”. Quattrocento milioni di dollari verrebbero da donazioni private, ma i repubblicani del Senato chiedono un miliardo di denaro pubblico per coprire i costi della sicurezza del Secret Service e delle strutture sotterranee collegate alla sala. I democratici hanno attaccato il progetto come uno spreco di soldi pubblici in un momento in cui gli americani fanno i conti con l’inflazione e il caro carburante legati alla guerra in Iran.
Il senatore democratico Jeff Merkley, capogruppo alla commissione bilancio del Senato, ha avvertito che i democratici sono “pronti a contestare qualsiasi modifica” che i repubblicani dovessero proporre per aggirare il veto della parlamentarista. I repubblicani hanno fatto sapere di voler rivedere la proposta per ottenerne l’approvazione, ma se non ci riuscissero non potrebbero includere i fondi per la sala da ballo in un pacchetto di spesa da 72 miliardi destinato all’immigrazione.
La Casa Bianca prevede il completamento dei lavori entro settembre 2028, a pochi mesi dalla fine del secondo mandato di Trump. Nel frattempo i democratici, che puntano a riconquistare il Congresso nelle elezioni di midterm di novembre, stanno usando il sostegno repubblicano al progetto per dipingere il partito come distante dalle preoccupazioni economiche degli americani. Un argomento che Trump stesso ha involontariamente alimentato: interrogato martedì su quanto la situazione finanziaria dei cittadini pesasse nelle sue trattative con l’Iran, ha risposto “neanche un po'”, aggiungendo “non penso alla situazione finanziaria degli americani”.









