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Le Pussy Riot negli USA per una serie di concerti-denuncia

Il collettivo femminista anti Putin attacca anche Trump e le sue politiche

Il gruppo punk attivista delle Pussy Riot è sbarcato negli Stati Uniti e suonerà venerdì 8 dicembre al Warsaw, lo storico centro culturale di Brooklyn a New York City.

Il collettivo femminista di protesta russo che spesso si esibisce con particolari passamontagna colorati, torna in America con una serie di concerti incentrati su Trump e le sue politiche, davanti a un pubblico statunitense che appare sempre più diviso sul sostegno all’Ucraina.

La band presenterà un nuovo inno sulle note del Lago dei cigni di Tchaikovsky,  contro la guerra voluta dalla Russia: sarà urlato rivolto a propagandisti del Cremlino che le Pussy Riot accusano di avvelenare le menti russe. La band  è riuscita a fondere generi come electro-pop, rap e fuzz – un particolare tipo di distorsione, generalmente usata in musica su chitarra e basso elettrici – e a integrare la musica dal vivo con movimenti coreografici carichi di simbolismo politico.

Nel 2012, le Pussy Riot avevano destato scalpore in tutto il mondo – divenendo poi un simbolo di protesta globale – quando tre appartenenti al gruppo erano state arrestate nel loro paese di origine,  per aver eseguito una performance “eversiva”, durata appena 30 secondi, messa in scena nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, durante la quale avevano pubblicamente criticato Putin e la Chiesa ortodossa russa.

Secondo le attiviste infatti i “valori del putinismo” (l’incarcerazione dei manifestanti contro la guerra, la crescente militarizzazione dell’istruzione,  il ritorno alla famiglia e ai ruoli di genere tradizionali radicati sul territorio grazie alla sempre più crescente compenetrazione di religione e politica) sono da estirpare.  Proprio l’incontro fra il patriarca Kirill e Putin aveva fatto scegliere per la protesta la scelta la Cattedrale, ritenuta perfetta come simbolo della mercificazione della religione ortodossa e dell’alleanza sempre più stretta tra Stato e Chiesa, scissa tra funzioni ed eventi laici che ospitava a pagamento.

Marja Aljokhina Masha, all’epoca 23enne, una delle ragazze arrestate con l’accusa di teppismo e istigazione all’odio religioso, nel suo libro autobiografico Riot Days. Una prigionia politica nella Russia di Putin, scritto nel 2017, racconta gli anni trascorsi nella colonia penale degli Urali a Perm, il processo ritenuto una farsa e la fuga rocambolesca in bicicletta travestita da rider per la consegna di cibo a domicilio.

 

Pussy Riot – Campidoglio Indiana/Footage

 

Il collettivo qualche settimana fa per tutelare i diritti riproduttivi si era recato fuori da Campidoglio dello Stato dell’Indiana – che in seguito al rovesciamento della Roe vs Wade da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nel giugno del 2022, applica un divieto assoluto di aborto -. e ha organizzato un’azione artistica di protesta denominata ‘God save abortion’, guidata da Nadya Tolokonnikova. Oltre all’affissione di alcuni cartelli e un flash mob, in cui è stato utilizzato del fumo colorato rosa, le attiviste hanno esposto una vulva gonfiabile gigante.

Il gruppo attraverso questa “azione dimostrativa” prosegue dunque la sua lotta contro la Corte Suprema dello Stato e le sue politiche anti-aborto. “God save abortion”, che diverrà una canzone è stata realizzata in collaborazione con gli studenti dell’Università dell’Indiana e fa parte di una più ampia campagna di proteste artistiche sui diritti delle donne.

“Siamo venuti in Indiana perché ci preoccupiamo delle persone più vulnerabili, le portatrici di utero che esistono negli Stati rossi – recitava il video di supporto alla contestazione in Campidoglio -. Le Corti Supreme statali sono diventate la mano e la voce incontrastata di Dio, noi protestiamo rendendo omaggio a Martin Lutero e consegnando le nostre tesi, a partire dalla n.1, Dio salvi l’aborto”.

Dania Ceragioli

Dania Ceragioli

Toscana d’origine, giornalista pubblicista, si occupa di reportage e inchieste.

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