Un uomo di colore, garbato, moderato e pragmatico tra poche ore potrebbe essere con facile previsione, il nuovo sindaco di New York. Gli ultimi sondaggi lo danno al 70% dei favori contro il 30% dello sfidante Curtis Sliwa il fondatore dei Guardian Angels e sostenitore del trumpismo.
Eric Leroy Adams 61 anni, brillantino nell’orecchio sinistro, mai sposato, compagno di Tracey Collins, una direttrice didattica, padre di un figlio regista avuto con la sua prima fidanzata, si prepara fra 60 giorni ad essere il nuovo occupante di Grace Mansion sull’East River, la residenza del primo cittadino di New York. Sarebbe il secondo sindaco di colore della città dopo David Dinkins che la guidò dal 1990 al 1993.
La storia di Adams non è lineare, ma rimane molto americana. Dopo aver fatto parte di una gang giovanile a 14 anni a Brooklyn, Adams abbandona i metodi violenti e si laurea al New York City College of Tecnology per entrare nella polizia. Si dimette con 22 anni di servizio col grado di capitano per dedicarsi alla carriera politica.
Con un passato nel Partito repubblicano dal 1997 al 2001, Adams scopre di identificarsi meglio tra le fila e i principi dei democratici moderati e ottiene un seggio al senato nello Stato di New York dal 2006 al 2013, prima di diventare il primo presidente di colore del borough di Brooklyn incarico che ricopre ancora oggi.
Alla poltrona di sindaco di New York pensava da qualche tempo. Non soddisfatto del lavoro di Bill de Blasio sulla repressione del crimine in forte ascesa anche a Manhattan e sui senzatetto che dormono per la strada o nelle stazioni della metropolitana rendendole spesso impraticabili, Adams annuncia in piano di tolleranza zero che va nella direzione opposta.

La sua candidatura nel 2020 non parte veloce nelle primarie, ma costruisce poco alla volta una grande rete di appoggi trasversali, inclusi ambienti decisamente moderati e diverse grandi associazioni anche italo-americane che difendono la figura e le statue di Colombo come Angelo Vivolo della Columbus Citizen Foundation, e della Columbus Heritage Coalition. Adams abbraccia in altre parole diverse anime della città non solo i democratici tradizionali, in pragmatiche fasce che vanno dai ricchi ai poveri, immigrati compresi, anche vicini ad ambienti repubblicani e centristi che appoggiarono a suo tempo Michael Bloomberg.
La sua linea guida è la sicurezza pubblica, la lotta al crimine, la tolleranza zero sulle armi e un’attenzione molto forte sulla scuola pubblica e sull’eliminazione della visibile piaga degli homeless che invadono le strade di Manhattan e che Bill de Blasio non è mai riuscito a far rientrare la sera negli shelter pubblici nemmeno se nei momenti più acuti della pandemia e dei contagi del Covid li ha ospitati negli alberghi vuoti della città pagando cifre altissime.

Le attese e pasticciate primarie democratiche di giugno, dopo la vittoria di Joe Biden, che dovevano determinare l’orientamento della città considerata la più importante del mondo, vedono 17 candidati ai nastri di partenza. Adams arriva dalle retrovie con una spinta inarrestabile, anche col nuovo sistema di voto a scelte multiple che non prevede più il ballottaggio e dopo un elaboratissimo conteggio supera le due rivali più agguerrite, l’ultra liberal Maya Wiley attivista dei diritti civili che ha prevalso nel Queens e la moderata Katy Garcia dominatrice a Manhattan e nel mondo ispanico.
Adams prevale con nettezza nella popolasa Brooklyn e nel Bronx, va bene nel Queens e non sfigura a Manhattan riconciliando le agende moderate e progressiste. Riconosce che New York ha una grande necessità di abitazioni sia in affitto che da acquistare alla portata del ceto medio e della gente comune senza dover fare 2 ore di bus o metropolitana per recarsi al lavoro.
E’ la scommessa più urgente che Adams avrà oltre a quella di ridare più sicurezza alla città dopo averla ripulita anche dalla sporcizia in cui è precipitata.
Ma l’intuizione più forte del candidato sindaco è quella della “public safety” perché di fatto ha tolto il terreno sotto i piedi al programma del suo rivale.

Curtis Sliwa 67 anni, con lo sdrucito baschetto rosso dei “Guardian Angels” sempre in testa, che nel 2021 sa molto di paramilitare, è un neofita della politica e ha impostato tutta la sua campagna su “legge e ordine”. Ha fatto il manager da McDonald nella sua carriera e salvato un gruppo di persone da un appartamento in fiamme. Nel 2005 è stato vittima di un attentato probabilmente ordinato dal figlio di John Gotti per i commenti che Sliwa aveva fatto sul padre boss della Gambino, ma in tribunale Gotti venne assolto.
Per assicurarsi le primarie repubblicane con la benedizione anche di Trump, nel 2021 Sliwa ha abbandonato l’idea di presentarsi con la sigla di “Partito riformista” e si è iscritto ai repubblicani.
Nei dibattiti prima del voto si è battuto con tenacia ma solo con slogan più che con argomenti e programmi reali.

Non c’è dubbio, New York con Adams potrebbe diventare una metropoli meno liberal, ma più inclusiva rispetto a de Blasio. Il candidato sindaco non viene da una élite politica, ma è figlio di una donna delle pulizie e vuole recuperare un rapporto con la polizia ai ferri corti con de Blasio cercando il confronto e non lo scontro perché lo ritiene decisivo per il controllo della città. Adams è anche consapevole che l’opposizione di molti, troppi poliziotti, alla vaccinazione obbligatoria, così come dei pompieri, rimane un segnale irresponsabile per chi vuole mantenere non solo la sicurezza, ma la buona salute di tutti i cittadini, dai bambini agli adulti più fragili. Non è escluso che Adams cerchi una linea forse più soft sperando di partire col piede giusto.
Per Sliwa invece le percentuali di voto potrebbero diventare un termometro utile a leggere la popolarità rimasta di Trump dopo la sua inelegante e preoccupante uscita di scena il 20 Gennaio a pochi giorni dall’assalto al Congresso da parte dei suoi fan.