C’è l’importanza della cura al centro de L’incendio del bosco grande, andato in scena all’anfiteatro Lo Quarter nel quadro del festival settembrino di Alghero. Per quest’opera per orchestra e voce recitante sono arrivati in Sardegna da Cuneo i complessi della Fondazione Fossano Musica, dove aveva debuttato in luglio. Ma se ne scriviamo, è perché attraverso la storia – vera – della volpe Metà si parla di tutti gli animali di questo nostro mondo, compresi quelli umani.
Tutto avviene fra bastioni e mare a Alghero, fra sardo, italiano e catalano, in una commistione di culture perfetta cornice di questa favola per adulti. L’opera del giovane Lorenzo Subrizi è tratta dal libro di Monica Pais, veterinaria della clinica Duemari di Oristano che nell’estate del 2021 si è trovata col suo staff a combattere il rogo che ha devastato ampie zone del Montiferru, zona di colline e boschi a nord della penisola del Sinis. Decine di migliaia di ettari di foreste e pascoli sono andati in fumo assieme alla vita di migliaia di animali selvatici e di allevamento. Pais ha ricreato il libretto dell’opera tutto dalla prospettiva di una cucciola di volpe, che davvero è arrivata in clinica in quei giorni, paralizzata da un incidente mentre fuggiva dal fuoco, fra le decine di grandi ustionati curati dai veterinari.

Subrizi ha scritto un’opera coinvolgente divisa in tre atti, dichiaratamente sui toni della colonna sonora e con tanti rimandi interni – da Stravinsky a John Williams. Come in Pierino e il lupo, il capolavoro per bambini di Sergei Prokofiev, c’è una voce recitante: l’attrice milanese Marialice Tagliavini con il suo magnifico carisma scenico. La volpacchiotta nasce in una siepe, cresce guardando il mare, finché il fuoco non distrugge tutto (ed è questa sezione centrale angosciosa e incalzante che risulta emotivamente devastante per lo spettatore), e finirà per incontrare e apprezzare gli umani che la salveranno. Ci sono dunque due tipi di umani: quelli che alle volpi danno la caccia e che devastano (gli incendi estivi in Sardegna come altrove sono in larghissima parte dolosi, appiccati per vari motivi fra cui sgomberare i terreni boschivi o riscuotere indennizzi) e quelli che si prendono cura.
A che tipo di umani vogliamo assomigliare, chiede implicitamente L’incendio del bosco grande? Pais, che ha scritto vari libri per Longanesi, da anni cura gratuitamente randagi incidentati nella sua clinica e ha creato una onlus “per gli animali di nessuno”, Effetto Palla (dal nome della cagna salvata che ha fatto diventare popolarissima su Facebook la pagina della clinica), con progetti in tutta Italia e fino in Brasile. Chirurga oncologica, professionista da trent’anni, Pais affronta senza pietismi il lavoro quotidiano. “L’animale uomo è capace di orrori e di grandi cose, e fra queste c’è la musica”, spiega. “Vorrei che quest’opera sinfonica desse voce e corpo all’idea che gli animali sono fatti della stessa sostanza, tutti gli animali, di qualunque specie, anche quella umana”.

Il concerto di Alghero si è svolto poi alla presenza di Michelangelo Pistoletto, in visita in Sardegna per promuovere il suo ultimo libro La formula della creazione, ma anche testimonial d’eccellenza della rinascita dopo il rogo. A un anno dall’incendio, il 23 luglio 2022, è stato inaugurato infatti a Santulussurgiu un nuovo Terzo Paradiso dell’artista piemontese. L’installazione è ubicata su una delle cime del Montiferru in località Pabarile ed è composta da una serie di tronchi carbonizzati degli alberi pluricentenari persi nel rogo.
Metà, la volpe, vive ancora alla Clinica Duemari di Oristano. Si muove come una saetta, ma ha le zampe posteriori paralizzate. Per lei non è possibile tornare in natura, al contrario di altri ustionati che sono stati restituiti al bosco; proprio pensando a Metà, ai disastri dei cambiamenti climatici, all’arroganza umana, viene in mente che non c’è speranza se non si smette di considerare l’uomo “centro e misura di tutte le cose”.